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PNine racconta i suoi “3×3 giri a vuoto”

by For Music Magazine
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Un EP che trasforma il senso di smarrimento in arte, tra introspezione, urgenza espressiva e ricerca di un linguaggio autentico.

È uscito 3×3 giri a vuoto, il nuovo EP di PNine, un lavoro che porta con sé il peso di un periodo personale complesso e, allo stesso tempo, la forza di trasformarlo in arte. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: richiama i 33 giri dei vinili, il numero 9 che da sempre accompagna l’artista e, soprattutto, il senso di circolarità e di fatica, quel continuo ruotare intorno a qualcosa senza mai riuscire a raggiungerne davvero il centro. Una metafora chiara di una fase segnata dal tentativo di comunicare idee e sensazioni senza sentirsi pienamente compreso.

Un viaggio tra introspezione e urgenza espressiva

La tracklist di 3×3 giri a vuoto è pensata come un percorso, più che come una semplice raccolta di brani. Da Sala Control a Lezioni, passando per Peace&Love (Feat Zanco), Vita Vuota, Senso d’appoggio, Nos e Campana di vetro, ogni traccia diventa un frammento di vissuto, un giro a vuoto che però non si disperde, ma lascia dietro di sé emozioni, domande e riflessioni. È un equilibrio costante tra introspezione e urgenza espressiva, come se l’artista fosse sospeso tra il bisogno di raccontarsi e la difficoltà di trovare un linguaggio capace di farsi comprendere davvero.

Un disco che nasce dalla fragilità

Quello che emerge da questo EP è un senso di fragilità trasformata in forza creativa. PNine sembra dirci che, se la comunicazione diretta fallisce, la musica può diventare l’unico canale autentico per esprimersi. Così, ciò che a prima vista appare come un fallimento – il non riuscire a farsi capire – si trasforma in materia artistica. È in questo spazio che prende vita 3×3 giri a vuoto: un progetto che è allo stesso tempo confessione personale e dichiarazione di intenti.

PNine e la ricerca di un linguaggio universale

Con questo lavoro, PNine non cerca semplicemente di raccontare se stesso, ma prova a condividere un’esperienza che appartiene a molti: quella sensazione di muoversi in cerchio, di girare a vuoto nella vita o nei rapporti, senza riuscire a trovare una vera direzione. La sua musica diventa così un linguaggio universale, capace di restituire un’immagine fedele della complessità dei sentimenti contemporanei.

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